Schermo e Spettatore

La miseria degli attori

Metropolis (Original US herald for the 1927 film)
Metropolis (Original US herald for the 1927 film)

«Brava – convenne Fabio – Hai centrato il punto. Anche il più difficile  e lento dei film deve incollarti alla poltrona. Pensate ai film di Dreyer»

«C’è dell’altro – insistette Fabio – Tutte le cose che dice Ferruccio, vicende umane di ogni genere, sono solo scena. Il sesso no. Anche il più finto non può non essere vero contatto fisico, insomma si può truccare fino a un certo punto. Vi  confesso che questa  cosa  mi dà fastidio, anche a costo di passare per un puritano. Che persone sono questi attori?»

«Per lo più gente da poco – gli rispose Corrado – La maggior parte di loro sono di modesta estrazione e poca istruzione; e anche se hanno  buoni  titoli  di  studio il  successo dà loro alla testa. Se  li  conosci scopri che sono solo maschere, bravi sì a recitare, ma niente di più. Ho amici avvocati a Los Angeles che si occupano di contratti di produzione cinematografica, e me ne hanno raccontate di cotte e di crude. Mi hanno presentato alcuni attori, incontri di solito deludenti. Molti arrivano al successo dai marciapiedi, dopo umiliazioni e prostituzioni, d’ogni tipo di sesso, a registi e produttori. I registi, ma soprattutto i produttori, quelli che hanno i soldi, abusano della loro posizione dominante, per fare degli aspiranti attori, maschi e femmine, quello che vogliono. E costoro sul set sono pronti per la carriera, a loro volta, a  fare ogni sorta  di  schifezza».

«È poi divertente quando vogliono darsi un tono di acculturati e impegnati – continuò sorridendo – Allora s’inventano un qualche cavolo di credo o causa nobile, pacifismo, ecologismo, terzomondismo, animalismo, diritti civili, buddismo e scempiaggini varie. E sono tutti di sinistra. Si dicono liberal e anticapitalisti, mentre, assistiti da avvocati costosissimi, sottoscrivono contratti milionari pieni di clausole, vessatorie e non, con le grandi major, in sostanza capitalismo e puro contrattualismo liberale. I rotocalchi li intervistano e loro dicono tali baggianate che tanto varrebbe farli alzare e intervistare le sedie»

«Non solo – aggiunse – la maggior parte di loro non ha famiglie, ma relazioni o matrimoni con contratti prematrimoniali e con il timer dell’inevitabile divorzio già innescato. Da un set all’altro, e

anche fuori dal set, cambiano amante o coniuge, lasciando in giro anche  vari     figli, finché  invecchiano e trovano qualcuno con cui finire la loro vita, tanto danarosa quanto de-sostanziata, nel rimpianto straziante della vana-gloria che fu, Viale del Tramonto. Mi dispiace solo di non essere uno dei loro avvocati divorzisti e staccare pingui onorari ad ore lavorate come si tariffa negli States»

«Stai dicendo – chiosò Ferruccio – che, oltre al resto, avrebbero anche il carattere distintivo dell’infedeltà?»

«Non “oltre al resto” – la risata di Corrado era sgangherata – Infedeltà, promiscuità e sesso sono intrinseci  al loro stesso modo di esistere. Pensano di essere fuori dagli schemi, dai recinti  dei pregiudizi borghesi troppo miseri per chi è alle stelle del successo. Bella scusa per coprire il laidume»

«Mi sembra che esageri – replicò Ferruccio – li descrivi come macchine  macinatrici d’idiozia. Di attori seri ce ne sono tanti, specie quelli che vengono dal teatro, istruiti dai classici. Molti hanno fatto scuole importanti di recitazione, come l’Actors Studio; tanti sono anche laureati, e hanno persino normali e stabili famiglie. In ogni caso una dote speciale ce l’hanno, ed è il carisma.

«Mi sembra che Marlon Brando sia uscito dall’Actors Studio» s’intromise Maria.

Fabio la guardò con aria di malcelata sufficienza.

«Non era il solo – la punzecchiò questi – una lunga schiera di grandi attori e attrici viene dalla scuola di Lee Strasberg, scuola che potrei definire anche palestra d’arte drammatica»

«Aspettate – riprese Corrado con l’aria gioviale di che è pronto a sfottere – m’avete fatto venire in mente certe interviste ad attrici sulle loro scene osé. Alla domanda dell’intervistatore se avevano provato imbarazzo durante la lavorazione del film, le risposte assomigliavano più o meno a questa: “Sì, quando il regista mi propose certe scene rimasi molto perplessa – fece l’imitazione in falsetto, dondolando la testa come una marionetta – ne parlai con mio marito  che, dopo tante incertezze, infine  mi incoraggiò  e  accettai. Sul set riuscii a superare la soggezione iniziale, il regista e la troupe furono molto educati, carini, mi fecero sentire a mio agio e il mio partner si comportò con molta gentilezza e rispetto. D’altronde c’erano indiscutibili esigenze artistiche”. E così via su questo tono, una cosa spassosa, zucche scaltre che non distinguerebbero la Maja Desnuda da una pin up di Playboy. All’adescamento  del denaro e della notorietà non resistono. Lo so io come il marito l’ha incoraggiata ad andare sul set: con una bella pedata. Vai a guadagnare pane  e companatico. Di corsa.  E lei è   ben lieta di prenderla, quella pedata: un nuovo set, un’eventuale nuova liaison, se sarà dangereuse per prole e compagno, non importa, si vedrà. Non meno fanno gli uomini. Insomma, una bella compagnia promiscua di quadrantari da trivio. Provo più rispetto – tornò serio – per la prostituzione di strada, che almeno ha l’attenuante, anzi la dignità, del bisogno»

«Sei pesante – lo rimproverò la moglie, mentre gli altri sorridevano con discrezione trovando la storiella divertente – e generalizzi troppo, uno  scemo e un porco  non significa che sono tutti scemi e porci»

«Beh, è un avvocato…» sottolineò con una risatina Maria.

«Sì, forse esagero – ammise Corrado allegramente – ma è bello fare di tutta l’erba un fascio!»

A Ferruccio questo Corrado piacque molto, gli piacque la sua intelligenza e l’irriverenza, e doveva aver letto molti buoni libri, nonostante la gioviale apparenza. Pensò che sarebbe stato simpatico rivederlo.


Copertina Amedeo Modigliani, Ritratto di Paul Guillaume, 1915, Musée de L’Orangerie, Parigi

Tratto da

“Il Borghese in sentimento” di Alberto Pasqua

15.05.2022


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