Città e Cittadinanza

Immaginate che

L'elettrotreno CT1-001 (serie CT0), in sosta alla stazione di Giovanni XXIII della Metropolitana
L’elettrotreno CT1-001 (serie CT0), in sosta alla stazione di Giovanni XXIII della Metropolitana

Immaginate che a Catania

– la Metropolitana arrivi all’aerostazione, collegata con navette al parcheggio Fontanarossa, e che la stessa aerostazione sia collegata con ferrovia metropolitana FS alle fermate di Europa,  Picanello e Ognina;

– che lo stesso impianto aeroportuale abbia la seconda pista (o il prolungamento di quella attuale) sotto cui la ferrovia passi in galleria;

– che, sempre all’aeroporto, venga rifunzionalizzato il vecchio terminal Morandi.

– che sia già realizzato e funzionante il polo urbano di corso Martiri della Libertà, e che lo stesso corso giunga fino alla costa (attraverso piazza Giovanni XXIII) a ferrovia interrata;

– che il vecchio San Berillo sia risanato e trasformato in un quartiere bohemien, aperto ventiquattrore al giorno, con caffè, ristoranti, sale musicali, librerie, botteghe artigiane, mostre ed altro;

– che i parcheggi scambiatori siano in gran parte realizzati e serviti da mezzi veloci (su corsie preferenziali) verso il centro;

– che il quartiere di San Cristoforo sia risanato e valorizzato, e così quelli della periferia sud (Librino, Villaggio Sant’Agata, Santa Maria Goretti, ecc.);

– che l’ex Mercato Ortofrutticolo a San Giuseppe la Rena abbia la Cittadella Agroalimentare (o, secondo una più improbabile ma assai desiderabile prospettiva, ospiti la Città dell’Arte, dello Spettacolo e della Musica);

– che il nobile quartiere della Civita, il, più antico della città, abbia un nuovo slancio, rivitalizzato e trasformato in Isola Ambientale / zona 30 (km/h), destinato solo a spostamenti di destinazione e non di attraversamento;

– che la pista ciclabile non abbia soluzioni di continuità dalla Playa ad Ognina passando attraverso il circuito del centro storico.

Queste figurazioni, per una città di rango elevato e ad alta vivibilità, comporrebbero già un affascinante quadro metropolitano, che tuttavia ben altra ricchezza avrebbe completandolo con la più importante e dibattuta operazione urbanistica, da decenni vagheggiata e ancora ben lontana dall’essere compiuta. Parliamo del Frontemare, del cosiddetto Waterfront, da Acicastello all’Oasi del Simeto, che, assieme al vulcano e allo scrigno del barocco, proietterebbe Catania tra le più appetibili città d’Europa per l’abitare e il soggiornare.

Il programma Waterfront (nell’ambito del Piano Territoriale per l’Occupazione PTO – Catania Sud), che ingloba progetti e realizzazioni in itinere, comprende, fra l’altro:

– il Nodo Catania, ovvero l’interramento della ferrovia, che libererebbe la città dalla storica “cintura di ferro”, riconducendo Catania da città con il mare a città di mare; ferrovia costiera che fornirebbe anche il servizio metropolitano (come prima si diceva a proposito dell’aereostazione), con le previste fermate di Europa, Picanello, Ognina;

– l’integrazione della piazza Mancini Battaglia con il borgo di Ognina, in uno all’abbattimento del cavalcavia;

– la destinazione del lungomare a camminamento pedonale e ciclabile (si potrebbe anche pensare ad un minitram panoramico da Ognina a piazza Europa), traslando la marcia dei veicoli su via Alcide De Gasperi, manutenendo la scogliera e dotando le aree libere del lato monte di impianti a verde, strutture ricettive ed esercizi di ristorazione;

– la trasformazione del Deposito ferroviario, se acquisito dall’Amministrazione comunale, a superba piattaforma sul mare con complesso turistico-ricettivo;

– la rimozione dell’ingombro costiero dei binari del Passiatore, che tornerebbe agli antichi splendori, unendosi inoltre al Molo Foraneo del Porto;

– il parco lineare e ciclabile sugli Archi della Marina, ove il treno “scenderebbe” in una galleria che, instradata sotto il porto, potrebbe affiancarsi a una via veicolare liberando la via Dusmet dalle automobili, con beneficio della qualità ambientale dell’area del Porto;

– la restituzione di quest’ultimo, a sua volta, alla piena fruibilità di cittadini e visitatori, con la realizzazione dei progetti di separazione tra l’attività commerciale (che dovrebbe andare ad Augusta) e quelle turistica, diportistica sportiva;

– il recupero del quartiere Angeli Custodi e dei vecchi impianti edilizi di via Tempio (Mattatoio, Consorzio Agrario, ex Cementificio, ecc.) per una nuova dignità visiva e fruizionale all’intera zona;

– la Playa infine, in cui interviene il PUA (Piano Urbanistico attuativo – aree espositive, Golf, Parco del Mare, Isole Attrezzate, recupero della masserie, ecc.), promuovendo inoltre lo spostamento dei parcheggi e delle strutture fisse dei lidi a monte del viale Kennedy, lasciando libero il lato-mare attrezzato solo di impianti balneari essenziali e precari (auspicando in tal senso un’intesa con i titolari dei lidi), nel rispetto peraltro della disciplina vigente (vedi le Linee Guida Gestione Demanio Costiero regionale e il Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo di competenza dei comuni costieri).

Questo è lo scenario, tanto immaginifico quanto dotato di spunti di realtà in termini di progetti vigenti, di attuazioni avviate e di fattibilità tecniche e finanziarie. Ciò se Catania, città del Mezzogiorno, non avesse le quattro gravi carenze di: capitali, Partenariato Pubblico-Privato, determinazione politica e moralità civile, le cui conseguenze più evidenti sono i tempi multidecennali delle realizzazioni e la plurale arretratezza in molti settori e aspetti della vita economica e sociale.

L’Urbanistica è una scienza tecnica e giuridica nonché sociale e creativa. Si iscrive nell’idea della città del buon vivere, lungo una delle linee della cosiddetta ricerca della pubblica felicità. I catanesi negli anni ’60 (al ’64 risale il progetto del vigente PRG), se non felici, erano ottimisti; poi sono seguiti quarant’anni di infelicità di specie, per promesse mancate e sogni dimenticati, nell’attesa, dubbiosa, del Rinascimento.

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